Imprese a rischio dopo Expo 2015

La grande esposizione Expo Milano rappresenta un’opportunità per dare slancio all’economia italiana. Ma secondo Euler Hermes, nei prossimi due anni il 40% delle aziende create per la manifestazione rischia di chiudere.

Le grandi esposizioni universali, a partire dall’inaugurazione della Tour Eiffel per l’esposizione parigina del 1900, fino alle kermesse più recenti, sono sempre state un volano del motore economico dei Paesi ospitanti. Uno scenario che dovrebbe ripetersi anche quest’anno in Italia con l’Expo 2015. Il contributo generale al Pil dovrebbe essere positivo: nel 2015 inciderà in maniera limitata per lo 0,1%. Ma in totale, compresi i primissimi effetti, l’esposizione universale potrà apportare fino allo 0,4% di Pil nel triennio 2012-2015, attraverso una serie di fattori: turismo (15 milioni di visitatori), export (+10% in alcuni settori), produzione extra (6 miliardi di euro) e nuovi posti di lavoro (circa 100 mila). E nel dettaglio i fatturati delle imprese nei settori chiave godranno di un’auspicata, ma temporanea, spinta nel 2015: +0,4% per alberghi e ristoranti (era -0,5% nel 2014); +0,5% per ingrosso e distribuzione (era +0,1% nel 2014), e dopo il -1% fatto segnare lo scorso anno, torneranno in territorio positivo i servizi commerciali. L’altra faccia della medaglia, però, nasconde il rischio di un rimbalzo doloroso: secondo i calcoli dell’ufficio studi di Euler Hermes, società del gruppo Allianz, entro il 2017 un’impresa su quattro (40%) delle 10 mila nate in occasione della manifestazione sarà in pericolo di insolvenza. È quanto trapela dalla ricerca Expo Milano 2015: Made in Italy alla grande? Il contesto di congiuntura economica, nazionale e internazionale, non assicura infatti che le opportunità commerciali di oggi saranno garantite anche domani. Occorre, dunque, recuperare competitività, investendo in ricerca e qualità, per mettere a sistema gli impatti positivi in termini di scambi commerciali e di maggiore attrattività turistica derivanti dall’Expo. Dopo tre anni di contrazione, la manifestazione ospitata a Milano rappresenta uno dei principali acceleratori che consentiranno all’Italia una lieve ripresa. Il percorso di crescita del sistema Paese infatti passa da: una maggior presa di fiducia e conseguente recupero dei consumi privati; un euro più debole che apporterà 6 miliardi di maggiori esportazioni nel 2015; un alleggerimento dei vincoli finanziari con la conseguente discesa dei tassi di interesse reali sui prestiti alle Pmi, e una ripresa della domanda di credito; e infine, minori costi energetici e taglio dell’Irap spingeranno in alto i margini delle società.

UN EVENTO DRIVER PER L’INNOVAZIONE. Tra i principali aspetti positivi dell’Expo figura il rafforzamento del Made in Italy, attraverso l’importazione di innovazioni, il gettito extra del turismo e le nuove rotte per l’export. Di conseguenza, occorrerà aprire le porte all’innovazione, a partire da un percorso progettuale di sinergia fra imprese italiane e straniere. In quest’ottica, il tessile, l’energia e la meccanica saranno i settori che dovrebbero beneficiare dei maggiori vantaggi. Tuttavia, sul lungo termine, riportare i costi a un ambito di competitività continuerà a essere un fattore chiave. Anche aumentare la spesa in ricerca e sviluppo, attualmente attestata su un livello più basso rispetto ai principali competitor, sarà vitale per prolungare nel tempo i vantaggi dell’esposizione universale. In generale, l’attrazione esercitata dall’Italia aumenterà con il 30% dei partecipanti all’Expo provenienti dall’estero: specialmente da Cina, Usa, Argentina, Brasile, Turchia ed Emirati Arabi. In sostanza, quindi, i prodotti italiani beneficeranno di una visibilità maggiore e di una crescita della domanda grazie ai numerosi turisti. Un aspetto questo che può essere osservato anche da un’altra angolazione: l’offerta di nuovi mercati all’estero per i prodotti italiani, in quanto diversi partecipanti all’Expo potrebbero diventare importatori di prodotti italiani nei Paesi d’origine. La diversificazione e la crescita delle quote di mercato fuori dai confini dell’Europa giocheranno, in definitiva, un ruolo determinante.

IMPRESE A RISCHIO CHIUSURA. Tuttavia, avverte lo studio, quasi la metà delle nuove imprese potrebbe fallire negli anni immediatamente successivi all’Expo. Un effetto collaterale, nel post grande evento, è che al termine della manifestazione ci sia una caduta verticale delle attività che operano in quei settori che sembravano esserne i maggiori beneficiari nel 2015. Nel dettaglio, come evidenziato nell’indagine di Euler Hermes, un terzo delle nuove aziende nel settore edile (1500) potrebbero chiudere nel 2017, a causa dell’interruzione delle attività. Il settore, infatti, si trova già in una difficile situazione, con insolvenze a livelli record (3.500 all’anno: +12% nel 2014). La contrazione nel settore alberghiero e della ristorazione dovrebbe avere, invece, un impatto minore, in quanto è previsto un incremento del flusso turistico anche dopo la chiusura dell’Expo, legato alla maggiore attrazione esercitata dall’Italia. In questo settore, la stima di mortalità aziendale è di un decimo delle imprese nel 2017. In totale, nel peggiore dei casi ipotizzato, 2.500 imprese potrebbero chiudere nel 2017 (con un aumento del +14% rispetto al 2016) e 1.500 nel 2018 (+7%). In questa prospettiva, dunque, le iniziative di governo atte a far in modo che il territorio continui a vivere dopo l’Expo saranno fondamentali per le nuove imprese, create a partire dal 2013 (circa 10 mila). Queste attività diventano, rimarca la ricerca, “ancor più importanti adesso che l’Italia ha imboccato un percorso di ripresa economica”, con le insolvenze fra le imprese che hanno iniziato, dopo sette anni consecutivi di aumenti, a scendere: -2% nel 2015 e -5% nel 2016.