Il broker come alleato per lo sviluppo delle Pmi

Le imprese sono soggette ad una molteplicità di rischi molto spesso sottovalutati o addirittura ignorati. La figura del broker può essere di utile supporto per evidenziare i potenziali rischi dai quali tutelarsi con azioni di prevenzione o con adeguati strumenti assicurativi.

“Il Broker Assicurativo? Un alleato preziosissimo per sostenere lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane. Uno strumento che, se utilizzato in modo efficiente, può salvare un’azienda permettendole di continuare il suo ciclo lavorativo”. Ne è convinto Luigi Viganotti, presidente di Acb (Associazione di categoria broker di assicurazione e riassicurazione), secondo il quale sono ancora troppe le aziende del nostro Paese, attive in settori strategici, sprovviste di adeguate coperture assicurative. Per questo la funzione del broker è fondamentale. “Il broker deve soprattutto diventare un vero e proprio consulente delle aziende, capace di consigliarle, spiegando loro dettagliatamente quanto sia rilevante la maggior parte dei rischi ai quali spesso non danno adeguata importanza”, spiega Viganotti. In altre parole, il broker deve essere una figura di riferimento importante per le Pmi, deve presentarsi ed essere in grado di offrire delle soluzioni come farebbe un vero e proprio risk manager. Esiste un gran numero di polizze sotto-utilizzate: “un po’ perché poco conosciute, un po’ perché non sono esposte con adeguata chiarezza da chi le propone”. Polizze che potrebbero essere salvifiche, perché spesso le aziende piccole e medie tendono a non comprendere i molteplici rischi che distruggerebbero le loro attività, come quelli relativi alle catastrofi naturali: eventi imprevedibili e spesso con una tale portata distruttiva da cancellare le attività e distruggere anni di lavoro e sacrifici, impedendo così la capacità di continuare non solo a produrre, ma anche a sopravvivere. Assicurarsi può rivelarsi determinante anche per l’internazionalizzazione delle Pmi: “Spesso le aziende di piccole dimensioni – spiega il presidente di Acb – sono portate a pensare che la prevenzione riguardi prevalentemente il rischio di furto o di incendio, tralasciando aspetti importanti, come quelli che riguardano il credito o il rischio politico di un Paese presso il quale si va a operare”. Il rischio di credito è un’altra minaccia troppo spesso sottovalutata, ma capace di danneggiare non poco l’attività di un’azienda, soprattutto in un periodo, come quello odierno, in cui le banche sono molto restìe a concedere credito e senza il quale sarebbe molto difficile ripartire se non si hanno altre forme di aiuto alle spalle. Esistono interi ambiti nei confronti dei quali le aziende dovrebbero focalizzarsi maggiormente per una più efficace gestione dei rischi. Viganotti ne individua soprattutto tre: il rischio ambientale, quello energetico e quello informatico. “Sono rischi ancora non ben compresi per quello che concerne la loro complessità, ma stanno emergendo con molta forza negli ultimi tempi, sospinti sia dai cambiamenti in campo tecnologico, sia da quelli in campo normativo”.