Ripensare il concetto di trasferimento del rischio

In un mondo in cui i rischi per le imprese evolvono in continuazione, anche la capacità di offrire soluzioni assicurative efficaci deve cambiare per adattarsi alle nuove esigenze. Una via è portare in evidenza non tanto i beni materiali coinvolti nei rischi quanto le conseguenze finanziarie di un danno che li coinvolga.

Quelli attuali sono tempi interessanti per i professionisti del risk management. Da una parte, diversi esperti sostengono che il mondo stia diventando un luogo sempre più pericoloso, dall’altra il costo del tradizionale trasferimento assicurativo dei rischi è in evidente calo. Come si conciliano queste circostanze apparentemente contraddittorie? Una possibile risposta potrebbe essere: con il ben conosciuto gioco della domanda e dell’offerta. Ma significherebbe solo mascherare una realtà ben diversa. In effetti, il trasferimento tradizionale dei rischi non coinvolge quelli che sono attualmente fonte di preoccupazione per i vertici aziendali. Tutti parlano della necessità di innovare, ma l’innovazione da sola non basta. Dobbiamo ripensare a fondo il concetto di trasferimento del rischio.

Approfondiamo pertanto tre tradizionali presupposti che vanno analizzati con criticità:

  • Primo presupposto: beni materiali. Dovrebbero rappresentare l’obiettivo primario in termini di risk management per i vertici aziendali.
  • Secondo presupposto: l’assicurazione non può indennizzare perdite finanziarie laddove non sussistano danni materiali.
  • Terzo presupposto: i rischi economici di ampia portata non sono assicurabili per definizione.

In che misura sono accettabili questi assunti? Cercherò di dare una risposta e fornire un punto di vista alternativo per ciascuna di esse. In primo luogo, il fabbisogno di beni materiali è in costante flessione. Ad esempio, la redditività di una compagnia aerea non dipende in primis dalla sua flotta ma dal numero di persone che la scelgono per viaggiare. Di conseguenza, l’accento non va posto tanto (o solo) sui rischi inerenti i beni materiali ma piuttosto su quelli relativi ai flussi di reddito e finanziari. Secondariamente, il ciclo degli approvvigionamenti è sempre più sofisticato nelle imprese industriali. E quest’ultime sono ben consapevoli che se un evento di un certo tipo si ripercuote sulla loro catena di approvvigionamento, l’immediata conseguenza è un’interruzione dell’attività; e pertanto vengono a crearsi costi aggiuntivi o minori ricavi anche se gli attivi della società non sono direttamente interessati. In terzo luogo, numerose società desiderano determinate coperture specifiche su misura e in linea con le loro esigenze. A titolo di banale esempio, un produttore indipendente di energia può avere impegni derivanti da contratti di approvvigionamento. In caso di picco dei prezzi dell’energia sul mercato e contemporaneo guasto agli impianti di produzione, il produttore dovrebbe far fronte a considerevoli costi aggiuntivi in quanto forzato a comprare sul mercato l’elettricità che non può produrre, causa il guasto, ma che deve contrattualmente consegnare ai propri clienti. Una copertura su misura, che comprenda sia l’assicurazione tradizionale a tutela del danno materiale sia parametri economici specifici sul prezzo dell’energia, rappresenterebbe la soluzione ideale per quel produttore. Esistono già prodotti a trasferimento di rischio che considerano queste esigenze con un approccio nuovo. Le coperture parametriche, ad esempio, riconoscono l’importanza dei cash flow e forniscono ristoro finanziario immediato nel momento in cui vengono attivate. Sono inoltre disponibili prodotti danni indiretti in assenza di danni materiali (non-damage business interruption) che assicurano i clienti nel caso in cui l’attività venga compromessa a causa di perdite di terzi.