Trattato di riassicurazione (Reinsurance Treaty)

Il contratto definito come Trattato di riassicurazione prevede l’obbligo, da parte del riassicuratore, di accettare, a determinate condizioni, un intero portafoglio di rischi. Esso copre quindi tutte le polizze che ricadono all’interno di tale portafoglio in un determinato periodo (generalmente un anno). Da parte sua, anche la compagnia cedente è obbligata ad applicare al trattato di riassicurazione tutti i rischi sottoscritti che rientrano nei parametri definiti dal trattato stesso. Per tale ragione, la forma di rassicurazione prevista dal trattato è anche definita Riassicurazione obbligatoria. Esistono due forme principali di cessione al trattato: 1. Proporzionale (o pro-rata) 2. Non proporzionale, ovvero in Eccesso sinistri (Xol = excess of loss). Nel primo caso il riassicuratore accetta una quota percentuale di ciascun rischio ceduto e risponde nella medesima proporzione di ciascun sinistro che dovesse occorrere su tale rischio. La riassicurazione su base Eccesso sinistri o non proporzionale, invece, prevede che il riassicuratore risponda soltanto della parte di sinistro eccedente un determinato importo, predefinito e denominato ritenzione della cedente o priorità, fino alla concorrenza massima di un limite, anch’esso predefinito e denominato portata del layer. Tale meccanismo sarà applicato a ciascuna polizza facente parte del portafoglio di rischi ceduto al trattato. Il Trattato di riassicurazione è quindi un contratto, i cui specifici riferimenti normativi nel nostro ordinamento giuridico sono abbastanza scarsi, poiché la sezione del Codice Civile intitolata Della riassicurazione, (Libro IV, Titolo III, Capo XX), fornisce indicazioni piuttosto limitate e prevede solo quattro articoli: • Art. 1928 – Prova scritta ad probationem • Art. 1929 – Estraneità dell’assicurato • Art. 1930 – Diritto del riassicurato in caso di liquidazione coatta amministrativa • Art. 1931 – Compensazione dei crediti e debiti La normativa stabilisce innanzitutto che i contratti di riassicurazione relativi a una serie di rapporti assicurativi, come i trattati, debbano essere provati per iscritto (art. 1928). All’art. 1929, inoltre, è richiamata una caratteristica molto importante del contratto riassicurativo: il fatto, cioè, che esso si inquadri come un patto tra società, stipulato esclusivamente tra assicuratore e riassicuratore. Il beneficiario della polizza, ovvero l’assicurato, non è dunque assolutamente coinvolto nella riassicurazione e il riassicuratore non ha alcun rapporto né alcuna obbligazione nei confronti dell’assicurato. Il contratto di riassicurazione, quindi, non altera in alcun modo gli obblighi dell’assicuratore verso il beneficiario della polizza, il quale è nella maggior parte dei casi all’oscuro dell’esistenza del riassicuratore (il che spiega anche la poca familiarità dei non addetti, nei confronti del mondo della riassicurazione). In taluni casi, tuttavia, è possibile alterare questo rapporto esclusivo, attivando una sorta di scorciatoia, grazie alla quale il pagamento del sinistro all’assicurato è preso in carico direttamente dal riassicuratore. Si tratta di una clausola d’uso, denominata cut-through clause, che rappresenta una sorta di avallo fornito dal riassicuratore alla cedente ed è solitamente impiegata quando quest’ultima non goda di un rating finanziario sufficiente ad assicurare il proprio livello di solvibilità sul lungo periodo. In ogni caso, i rapporti sanciti tra riassicuratore e cedente non si estinguono al termine del contratto di riassicurazione, ma estendono la loro validità per tutta la durata degli obblighi derivanti dalle polizze cedute (a meno che non siano pattuite specifiche eccezioni). Ad esempio, nella riassicurazione dei cosiddetti rami long tail, come la Responsabilità civile, gli obblighi contratti dal riassicuratore si perpetuano fino alla scadenza dei termini di prescrizione e seguono le sorti della polizza originale ben oltre la scadenza del trattato di riferimento. Fatta eccezione per il disposto degli articoli richiamati, i riferimenti giuridici del contratto di riassicurazione sono comunque interpretati come una semplice estensione delle norme previste per l’assicurazione diretta e i principi sui quali si fonda il rapporto contrattuale tra assicuratore e riassicuratore prendono semplicemente le mosse dalle norme che si trovano alla base dell’assicurazione. In particolare, il cosiddetto nuovo Codice delle assicurazioni, che recepisce tra l’altro la direttiva 2005/68/Ce, armonizza la normativa che regola l’attività delle imprese di assicurazione con quella relativa alle imprese che esercitano la riassicurazione. Sono qui definiti i requisiti necessari per l’esercizio dell’attività da parte delle imprese di riassicurazione e viene stigmatizzato il ruolo di controllo dell’organo di vigilanza, l’Ivass, con particolare riguardo all’impatto della riassicurazione sul margine di solvibilità delle compagnie cedenti, con l’obbiettivo di prepararsi all’avvento del nuovo sistema europeo per la valutazione della solvibilità globale, noto come Solvency II.