Uno Stato senza un progetto di welfare: solo previdenza e assistenza integrativa potranno salvare il sistema

In assenza di un piano generale a medio-lungo termine, solo previdenza e assistenza integrativa potranno salvare il sistema. È quanto è emerso dal 2° rapporto “Il bilancio del sistema previdenziale italiano”, realizzato da Itinerari Previdenziali e presentato la scorsa settimana a Montecitorio Nel 2013, la spesa pensionistica complessiva ha raggiunto l’importo di 214.567 milioni di euro, con un incremento dell’1,62% rispetto al 2012 (nel 2012, era cresciuto del +3,3% rispetto al 2011). L’ammontare delle entrate contributive è in lieve flessione (-0,56%) rispetto al 2012 (+1,3% per il 2012 rispetto al 2011) e il disavanzo complessivo di gestione ha raggiunto, nel 2013, i 25,3 miliardi (+22% sul 2012), a conferma di un trend fortemente negativo che ha caratterizzato il periodo 2010/13 (disavanzo 2012 di 20,7 miliardi). Questo il quadro contabile de Il bilancio del sistema previdenziale italiano. Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza realizzato dal comitato tecnico scientifico di Itinerari Previdenziali e presentato ieri a Montecitorio, alla presenza delle istituzioni. Il rapporto evidenzia un notevole peggioramento dei conti, riportandoci ai saldi del 1995: una situazione dipesa soprattutto dall’impatto occupazionale negativo prodotto dalla crisi economica. “Le prestazioni pensionistiche – evidenzia Alberto Brambilla, presidente del comitato tecnico scientifico di Itinerari Previdenziali – sono 23 milioni; i pensionati, 16 milioni, con 1,36 occupati per ogni pensionato; i soldi che mettiamo nel sistema pensionistico sono 54 miliardi (3,5% del Pil e 6,8% della spesa pubblica); le prestazioni assistite sono 11 milioni, per 7 milioni di pensionati assistiti”. Dallo studio emerge che le gestioni che concorrono maggiormente alla formazione del deficit 2013 sono: quella dei dipendenti pubblici (ex Inpdap) che presenta, nel 2013, un deficit di circa 26 miliardi, in forte progressione rispetto agli anni precedenti; quella delle ex Ferrovie dello Stato che registra, per il 2013, un pesante saldo negativo di 4.225 milioni di euro (erano 4.150,7 milioni nel 2011 e 4.167,6 milioni nel 2012), pur pesando poco in termini di numero di iscritti e pensionati (50.533 attivi e 228.590 pensionati per l’effetto perverso dei prepensionamenti); quella dei lavoratori agricoli autonomi, il cui disavanzo tra contributi e prestazioni ammonta a -3.116 milioni. Sul fronte delle tasse, nel 2013, l’Irpef e le addizionali comunali e regionali hanno sottratto circa 43 miliardi di euro ai pensionati previdenziali e, poiché le tasse sono una partita di giro in quanto il pensionato riscuote solo il netto, il vero esborso per lo Stato non è di 247,86 miliardi, ma di circa 205 miliardi. Tuttavia, quasi il 52% dei pensionati, sono esenti dal pagamento dell’Irpef, quindi è plausibile stimare che circa il 50% dell’Irpef totale sulle pensioni gravi solo su 2.616.635 pensionati, con importi medi superiori a 28.556 euro lordi l’anno. LA SPESA A CARICO DELLA FISCALITÀ Poiché il totale delle prestazioni eccede le entrate contributive, la quota di finanziamento a carico della fiscalità generale è pari a 25,3 miliardi (disavanzo annuale), a cui va aggiunta la quota Gias (gestione interventi assistenziali) di 33,2 miliardi, la quota Gias relativa al sostegno alle entrate contributive, per 12,8 miliardi, l’apporto dello Stato alla gestione dei dipendenti pubblici, pari a 10,6 miliardi, la parte assistenziale per un totale di 21,7 miliardi.  In totale, a gravare sulla fiscalità generale sono 103,8 miliardi (94,1 miliardi di euro nel 2012) che corrispondono a 6,48 punti di Pil. Infine, in termini di prestazioni assistenziali, nel 2013 ci sono stati un totale di 8.558.195 beneficiari (erano 8.716.181 nel 2012), circa il 52,2% dei pensionati, completamente a carico della fiscalità generale. “Non c’è un progetto welfare Paese a medio-lungo termine – sottolinea Alberto Brambilla – e la previdenza e l’assistenza integrativa sono le uniche cose che potranno salvare il sistema”. SERVE UN WELFARE INTEGRATO Dati allarmanti, che preoccupano anche Governo e Parlamento. “La previdenza complementare – conferma Lello Di Gioia, presidente della commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali – deve diventare un obbligo. Ma, per farlo, bisogna ridurre la tassazione e costruire un vero e proprio sistema di welfare integrato. E, anche sul fronte sanitario, seppur salvaguardando il principio di universalità, bisogna ricorrere a una sanità integrativa complementare, e non sostitutiva”. Di Gioia, ha annunciato che presto si aprirà un confronto con il nuovo presidente Inps per discutere delle proposte, da quest’ultimo recentemente avanzate, quali il reddito di cittadinanza. “Le recenti riforme previdenziali – osserva Pierpaolo Barretta, sottosegretario all’economia – hanno premiato la sostenibilità di medio/ lungo termine, tralasciando il tema dell’effettiva adeguatezza delle prestazioni. Tre gli interventi da porre in essere: la flessibilità in uscita dei lavoratori dal mercato del lavoro, riducendo i rigidismi per l’accesso alle prestazioni pensionistiche; la carriera previdenziale unica, completando il quadro delle ricongiunzioni e delle totalizzazioni. Occorre andare verso il welfare integrativo – conclude Barretta – al fine di dare sviluppo al settore e rendere Casse e Fondi pensioni i primi alleati dello sviluppo del Paese”.